Taci, anzi parla
Critical text for the exhibition Anzi Parla by Eloise Fornieles at the British School at Rome, – r 2025.
[This text is in Italian, translated from English by Marta Pellerini]

Eloise Fornieles, Anzi Parla, 2025.
Installation view (detail), British School at Rome.
Photo: Roberto Apa
A Roma ci sono sei statue parlanti. Questi monumenti dedicati a divinità, martiri ed eroi sono stati riutilizzati per cinque secoli come strumenti di comunicazione dai cittadini che non avevano altro modo per farsi sentire, diffondendo discorsi che altrimenti sarebbero stati soppressi. Funzionano grazie al ventriloquismo: nel buio della notte sui loro corpi vengono affissi messaggi anonimi di protesta; nei giorni successivi, la gente vi si raduna intorno per leggerli. La tradizione continua ancora oggi: passeggiando per la città un paio di settimane fa, ho trovato affisso al marmo chiamato Pasquino una violenta condanna del rapporto del Presidente Mattarella con Leonardo SpA, l’azienda italiana che produce armi, accusata di violare il divieto di esportazione di armi verso paesi in guerra, attraverso la fornitura di aerei F-35 a Israele[1].

Eloise Fornieles, Anzi Parla, 2025.
Installation view, British School at Rome.
Photo: Roberto Apa
Eloise Fornieles ha installato sei statue parlanti simili alla British School at Rome. Ciascuna è costituita da un cubo digitale luminoso posto su un alto plinto, che ricorda una testa su un corpo. Da qui vengono trasmessi i discorsi di attivist3 che hanno dedicato la loro vita a parlare a nome di coloro che altrimenti sarebbero stati messi a tacere: avvocat3 che assistono difensor3 dell’ambiente e immigrat3, attivist3 per i diritti delle persone queer, giornalist3 whistleblower e difensor3 dei diritti dell3 detenut3. Nell’ambito dell’attuale ricerca di Fornieles sulla politica del parlare e dell’ascoltare, ciascunə di ess3 è invitatə a trasmettere un messaggio al potere.
Questi messaggi sono, come i foglietti da cui traggono ispirazione e con il consenso di chi ha collaborato, anonimi. Tale anonimato è protetto dalla distorsione delle loro voci attraverso modifiche all’intonazione, e dalla sovrapposizione di più tracce, trasformando ciascuna voce in un coro inquietante che richiede uno sforzo di interpretazione. Il suono richiama alla mente una folla unita in protesta, un effetto rafforzato dalle registrazioni sul campo delle manifestazioni a Roma, che vengono riprodotte a intervalli nello spazio in cui sono state installate le statue.

Eloise Fornieles, Anzi Parla, 2025. Installation view, British School at Rome.
(Left: Abate Luigi, 2025, mixed media on canvas, 210 x 140 cm;
Right: Marforio, 2025, mixed media on canvas, 140 x 210 cm)
Photo: Roberto Apa
Qui sono racchiuse le tensioni da cui deriva la forza affettiva e intellettuale dell’opera di Fornieles: tra visibilità e privacy, figurazione e astrazione, individuo e collettività, rappresentazione e anonimato, desiderio di essere ascoltati e diritto al silenzio. Questa dinamica si manifesta nella combinazione delle voci con video che montano immagini riprese durante manifestazioni pubbliche a Roma (con l’omissione di qualsiasi informazione che possa identificare un individuo) e brevi animazioni digitali in cui i caratteri alfabetici e i simboli di punteggiatura sembrano dissolversi delicatamente per poi riformarsi in nuove combinazioni.
Il linguaggio fluido della poesia, in cui suoni e immagini vengono utilizzati per destabilizzare il significato convenzionale, è qui contrapposto al linguaggio inequivocabile della legge, che impone il proprio potere attraverso definizioni univoche. Il discorso emancipato di Fornieles trova un’altra forma nei coriandoli che ricoprono lospazio. Un’osservazione più attentarivela che questi cerchi multicolori sono stati ritagliati dalle pagine di riviste invendute, e le loro frasi frammentarie generano una poesia che viene costantemente riconfigurata dal movimento dei corpi nello spazio. Le pareti, nel frattempo, sono ricoperte da riproduzioni a carboncino di graffiti trovati nei siti di Pompei e Roma. I visitatori sono invitati ad aggiungere queste espressioni di desiderio libidinale e satira politica, trasformando la galleria stessa in un forum per la libera espressione di opinioni sotto la protezione dell’anonimato.

Eloise Fornieles, Anzi Parla, 2025. Installation view, British School at Rome.
(Left: Lucrezia, 2025, mixed media on canvas, 210 x 140 cm; Right: Pasquino, 2025, mixed media on canvas, 210 x 140 cm)
Photo: Roberto Apa
Eppure, è nei sette dipinti che la riflessione di Fornieles sull’etica della rappresentazione attraverso parole e immagini trova la sua espressione più ricca. Le statue parlanti di Roma sono qui rappresentate come figure in rovina al centro di un campo fiorito e brulicante di linguaggio frammentato o criptato. Tra i simboli ricorrenti vi sono un asterisco, tipicamente usato per qualificare o complicare una parola o una frase, che potrebbe anche essere una stella; un glifo a forma di cappio che potrebbe significare un nastro di protesta, i dipinti calligrafici di Carla Accardi o il carattere neutro schwa (ə), ora bandito dalle aule scolastiche italiane perché sfida le norme linguistiche di genere; e un cerchio che è allo stesso tempo una “O” esclamativa, uno zero, un punto, un buco o “punctum”, il sole, la fine… Come per la poesia dei coriandoli, le possibili interpretazioni di questi dipinti palinsesti sono quasi infinite. E forse è proprio questo il punto: ecco il linguaggio nella sua forma più embrionale, allo stesso tempo svuotato di significato determinato e pregno di potenzialità.

Eloise Fornieles, Babuino, 2025.
Mixed media on canvas, 140 x 210 cm.
Photo: Roberto Apa
Il rapporto tra i soggetti di questi dipinti e la scrittura che li attraversa è altrettanto ambivalente. Le figure delle statue sono costituite da questi motivi astratti e dai loro significati codificati, oppure ne sono oscurate? Per approfondire il concetto: noi, come individui in una società, siamo definiti dalle categorie semantiche attraverso le quali veniamo identificati – un insieme di dati relativi a genere, etnia, classe, nazionalità e status, come quelli a cui ci riducono gli algoritmi – oppure potremmo usare il linguaggio per resistere alla tendenza a compartimentare e classificare? In che modo strategie come il ventriloquismo, la poesia, la metafora, la calligrafia e la musica possono permetterci di recuperare il linguaggio dalla sua funzione di strumento di potere e reimmaginarlo come un campo aperto di possibilità, un sistema infinitamente variabile di segni e associazioni a cui tutti hanno uguale accesso? Questi dipinti dispongono il colore, il suono implicito e la forma in costellazioni che catalizzano l’immaginazione anche se sfidano l’intelletto ortodosso. Si tratta di una grammatica libera e in costante mutamento.

Eloise Fornieles, Anzi Parla, 2025.
Installation view, British School at Rome.
Photo: Roberto Apa
Un principio etico che queste opere promuovono potrebbe essere formulato come segue: non tutto può essere rivelato. Nelle nostre società sempre più tecnocratiche e autoritarie, dobbiamo resistere alla tendenza a categorizzare gli altri attraverso la combinazione pigra di segni meccanici e simboli generici. Presumere di poter comprendere un altro individuo in base alle caratteristiche che gli vengono attribuite o alla posizione soggettiva che gli viene assegnata significa disumanizzarlo. Queste opere suggeriscono che la solidarietà è possibile solo se riconosciamo che anche le persone riunite sotto la stessa bandiera devono rimanere in qualche modo oscure l’una all’altra e rispettare la loro libertà di essere intraducibili.

Eloise Fornieles, Anzi Parla, 2025.
Installation view, British School at Rome.
Photo: Roberto Apa
Esprimere solidarietà attraverso la differenza è difficile. Richiede non solo un rinnovamento del linguaggio, ma anche l’impegno verso una nuova forma di ascolto. Un’attenzione a ciò che non può essere facilmente rappresentato o articolato, a ciò che è assente o oscuro, che resiste a una facile categorizzazione. Imparare ad ascoltare in questo modo potrebbe portarci a riflettere su quelle parti della nostra personalità che abbiamo represso perché non conformi alle identità che abbiamo adottato o che ci sono state assegnate. In questo modo potremmo, secondo la frase di Carla Lonzi che dà il titolo a questa mostra, imparare a «tacere, anzi parlare».
