Il tempo ritrovato

by Manuela Pacella

Short story written in 2021 as an additional work for the exhibition “L’ora del lupo” by Dario Carratta and Giovanni de Cataldo at SPAZIOMENSA in Rome.
[This text is in Italian]

“L’ora del lupo. Dario Carratta & Giovanni de Cataldo”
Installation view at SPAZIOMENSA, 2021. Photo Giorgio Benni.

Qualche giorno fa, in treno, ho iniziato a leggere il primo di tre libri che mi porto dietro da mesi senza riuscire mai ad aprirli. La volontà di leggerli ancora non era in sincronia non tanto con la necessità di farlo ma con un tempo maturo.

Mi viene in mente come la Domus Aurea fu riscoperta alla fine del XV secolo dopo un lungo periodo di oblio: da un ragazzo che cadde accidentalmente in una buca, mentre camminava sulla collina sopra il monumento. La caduta è importante quanto la scoperta: un’immagine di un percorso legato tanto a un senso di movimento quanto all’incidente di trovarsi lì e scoprire.

Nello scorrere avidamente con gli occhi queste righe, ho sentito il bisogno pungente di volgere lo sguardo al finestrino e al paesaggio che scorreva veloce insieme ai miei pensieri. Perché lo ricordo bene. Lo studiai. Si appuntò in un anfratto della mia memoria per essere ora di nuovo con me, a tenermi compagnia. Circondato però da tante altre immagini e ricordi (forse costruzioni mentali proiettate su brandelli di reale da me completati) tra cui, assai bizzarra, quella di due ragazzini animati, un maschio e una femmina entrambi biondi, che si tuffano dentro un buco a terra, precipitando in un’altra dimensione.
Non so se questo cartone animato – ovviamente di nipponiche origini e di italiani pomeridiani lavaggi del cervello tragico-androgeni-robotizzanti-alla perenne ricerca di qualcuno – abbia alcun nesso con la realtà. Ho passato un’intera serata online cercandolo, invano. Ne ho trovato uno simile dove però c’è un portale al posto del buco a terra. Se sia realtà disegnata o immaginata non ci sono dubbi, comunque, che la caduta porti alla scoperta. Gli errori, i fallimenti e gli inciampi sono forieri di dolori e di vere e proprie rivelazioni.
Questa nozione ‘grottesca’ di un ragazzo che, passeggiando a colle Oppio, cade in una cavità (oggi, a monumento ripulito dalla terra voluta da Traiano come fondamento per le sue terme, come delle radici e degli scarti secolari, sappiamo che quei fori appartengono ai soffitti da cui facevano ‘piovere’ fiori ed essenze profumate) e si ritrova le pareti affrescate della Domus Aurea di Nerone, ha qualcosa di talmente meraviglioso da sembrare inventato. Di certo, comunque, Raffaello e compagni hanno cominciato a farci repentine escursioni in quelle grotte, a studiarne le decorazioni a lume di torce e a trasferirle sui soffitti che coprivano teste papali e cardinalizie: nascita e diffusione, appunto, delle grottesche. Raffaello & Co., inoltre, da bravi contemporanei, hanno voluto apporre il loro definitivo “qui ci sono stato” attraverso le loro firme su quei preziosissimi affreschi. Inutile dirvi che quelle firme oggi sono considerate praticamente sacre ma non erano né più né meno che la versione cinquecentesca del graffito odierno, intendendo, con questo, l’originaria newyorkese spinta di apporle – in forma di tag – su muri, vagoni di metro e quant’altro per appropriarsi di un territorio altrimenti anonimo.

Giovanni de Cataldo, Corso Francia, 2019.
Spray on concrete, 49,5×48,5 cm. Photo Giorgio Benni.

Dalla scoperta della Domus Aurea al graffito rinascimentale e al cartone animato di primi anni Ottanta, presto, grazie allo stimolo visivo del paesaggio in movimento incorniciato dal finestrino del treno sulla mia destra, si aggiunge un altro pensiero-ricordo, riguardante il sonno.
Tutti noi, almeno una volta, ci siamo svegliati di soprassalto. Solitamente a seguito di un tentativo di volo dall’esito infelice il cui impatto inevitabile con il suolo viene fedelmente riportato in realtà con un gesto assai repentino e brusco di tutto il corpo, seguito da un battito cardiaco accelerato. Una vera caduta, quindi. Da questo mi è inevitabile, purtroppo, arrivare a constatare la totale assenza da molti anni di visioni aeree oniriche ma di subire invece, in determinati periodi, degli acuti e quasi violenti richiami dal sonno di diversa natura.

Quello stesso giorno, nel viaggio di ritorno a casa su rotaia, decido di iniziare un libro completamente diverso, un romanzo. L’autore mi parla:
Ogni volta che prendevo sonno, …, passavano pochi secondi e mi risvegliavo con il cuore che batteva fortissimo, ricoperto di sudore, pervaso dalla sensazione di aver intravisto qualcosa di tanto intollerabile da farmi scappare dal sonno come si tira indietro una mano che involontariamente ha toccato il fuoco.

Non sono affatto sicura che ciò che mi risveglia sia qualcosa di orrendo intravisto in sonno. Per me è la realtà stessa che non vuole affatto io mi assopisca. Eppure sono stanca, priva di energia.
Mi impone, continuamente, di guardarla in faccia, questa realtà. Esige una continua attenzione. Spesso in un orario notturno, tra buio pesto e alba, all’ora del lupo.
Poiché il battito procede spedito e a volte sono anche madida di sudore, prima di tutto mi calmo attraverso il respiro e provo nuovamente a dormire abbracciando la morbidezza del cuscino, promettente di soffici fughe. Appena chiudo gli occhi, la stanchezza è tale che per qualche secondo, finalmente, vado via.

“L’ora del lupo. Dario Carratta & Giovanni de Cataldo”
Installation view at SPAZIOMENSA, 2021. Photo Giorgio Benni.

Occhi spalancati, colpo al cuore.
Di nuovo. Sveglia.
Sono troppo veloci i battiti.
Devo alzarmi, camminare. Nel buio.

Dario Carratta, Nervi di serpente, 2021.
Oil on canvas, 24 x 30 cm. Photo Giorgio Benni.

Una scena emerge chiara. Cos’è? Una strana costruzione in ferro. Sembrerebbe proprio la bancarella di frutta e verdura che negli anni Ottanta era sulla piazza di fronte a casa dei miei. Di notte, però, era una strana abitazione. Come faccio a ricordarmene? Sembra impossibile.
Corpi appollaiati come avvoltoi sono seduti sulle strutture che alla luce diurna, invece, erano allegramente accese dai colori della natura. Avvoltoi, sì. Seduti lì perché non c’erano panchine. Anzi, loro stessi erano gli artefici vandali della presenza di scheletri di panchine sulla piazza. Ma dovevano pur sedersi anche loro, no? Come un branco, quindi, si aggrappavano a quella ferraglia, sagome nere nel nero, in attesa di qualche anima rotta.

Va bene. Provo, di nuovo, a posizionarmi orizzontalmente. Ma il corpo trema. Mi sento osservata. Con la coda dell’occhio mi sembra di cogliere un movimento.
Mi capita spesso ultimamente. Di giorno lo attribuisco semplicemente a eccessiva stanchezza, a tremolio delle palpebre, a vecchiaia che avanza e produce nel mio cervello qualche prematuro e anomalo accumulo proteico.
Di notte, però, divengo certa ci sia qualcosa che voglia parlarmi. Qualcuno. Forse so anche chi è. Non rimane altro che affidarmi a quella mano che mi strattona via dal sonno e farmi guidare, attraverso le molte presenze sin troppo loquaci in quell’ora di punta, nella grotta del tempo ritrovato.

I corsivi appartengono, in ordine di apparizione, a:
Daniela Cascella, En Abîme: Listening, Reading, Writing. An archival fiction, Zero Books, Londra 2012, p. 106.
Emanuele Trevi, Due vite, Neri Pozza Editore, Vicenza 2021 [2020], p. 92.
L’ora del lupo: film del 1966 di Ingmar Bergman e titolo della mostra di Dario Carratta e Giovanni de Cataldo a spaziomensa (Roma, autunno 2021).
Manuela Pacella (Rome, 1977) is an art historian and critic. As a freelance curator, she works on cultural exchange between Italy and several countries in Central and Northern Europe. In particular, she is an expert on the art scene in Northern Ireland, where she has been working since 2011 and where she also took part in the ICI Curatorial Intensive at the CCA in Derry and the International Residency at the Flax Art Studios in Belfast (both in 2013). As guest curator she realised in 2017 the exhibition “Lost in Narration. Riccardo Giacconi, Invernomuto e Luca Trevisani” at the MAC in Belfast and led the second Curatorial Directions, which explored the importance of text, narrative and storytelling in the context of exhibition making with workshops and lectures in Belfast and Milan. In 2015 and 2016 she was Editorial Researcher and Coordinator at NERO (Rome). She writes regularly for exhibition catalogues and books as well as for art magazines such as “Flash Art” (Italian and international editions), “The Visual Artists’ News Sheet” (Dublin) and NERO Editions (Rome). Her monographic essay on the young French artist Bertille Bak, The Fairy Tale of the Real, was published in 2018 by postmedia books (Milan). She is the editor of the online column Tell me stories! on “Flash Art Italia”, published as a book in 2024 (Politi Seganfreddo edizioni), and of the website ruth.onl dedicated to writing.
She currently teaches at the Academy of Fine Arts in Rome (BA in Graphic Design), at the American University of Rome (BA in Art History), at IED Rome (BA in Interior and Product Design) and at NABA Rome (MA in Visual Arts and Curatorial Studies).