Entre chien et loup
Alla soglia del visibile: un viaggio nell’ambiguità con Ala d’Amico
Critical text for the exhibition Entre chien et loup by Ala d’Amico at MAGAZZINO, Rome, 26 2025 – 2026.
[This text is in Italian]

Ala d’Amico, Entre chien et loup, 2025.
Exhibition View, MAGAZZINO, Rome.
Photo: Simon d’Exéa
L’espressione francese «entre chien et loup» risale al Medioevo, quando la vita quotidiana dipendeva fortemente dalla luce naturale. Essa descrive il momento della giornata in cui la luce cala, senza che sia ancora completamente buio, quando la visibilità è così scarsa da non permettere più di distinguere un cane (animale domestico e fedele) da un lupo (animale selvatico e minaccioso). In italiano si traduce con crepuscolo. Ora del giorno amata da autori, artisti, compositori e poeti, che, nei secoli, hanno saputo cogliere, raccontare e rappresentare le molteplici sfumature di quella soglia temporale tra due mondi, al confine tra malinconia e sospensione, metamorfosi e mistero, raccoglimento spirituale e inquietudine. Con l’imbrunire, la nostra soglia percettiva è costretta a adattarsi a quella nebula di luce bluastra: un frangente in cui la pupilla si dilata, la dimensione circostante appare sfocata, trasformata dallo sguardo e dalla proiezione emanata dallo stesso ambiente fino a poco prima familiare. L’espressione «entre chien et loup» evoca il momento breve e transitorio nel quale l’indefinito prende spazio scatenando stimoli sensoriali capaci di condurre, lungo percorsi interiori profondamente distanti tra loro, alla via del turbamento, come quella della nostalgia; alla via della perdizione, come quella della consapevolezza.

Ala d’Amico, Entre chien et loup, 2025.
Exhibition View, MAGAZZINO, Rome.
Photo: Simon d’Exéa
Proprio in quell’incertezza enigmatica, in quel passaggio tra stati, si colloca il nuovo nucleo di lavori di Ala d’Amico. Entre chien et loup è una mostra composta da opere serigrafiche su pannelli di legno, sulle quali affiorano forme che, perdendo la propria chiarezza, si fanno presenze. Creazioni in cui si manifesta, prendendo in prestito una teoria cara all’artista e derivata da un concetto elaborato dalla psicologa statunitense Pauline Boss, ciò che lei definisce una perdita ambigua. Intesa dalla studiosa come una perdita relazionale che sfugge e pemane nella sua non-risoluzione, l’idea di perdita ambigua viene reinterpretata da Ala d’Amico nel paradossale stato di incertezza delle figure generate dalla sua mano e restituite dalla sua immaginazione creativa.

Ala d’Amico, Entre chien et loup, 2025.
Exhibition View, MAGAZZINO, Rome.
Photo: Simon d’Exéa
“In questo lavoro, penso alla perdita ambigua come a una condizione che ci attraversa e che siamo costretti a vivere più che a comprendere. È il dolore di ciò che non si chiude, di ciò che rimane sospeso nel tempo, senza una forma certa né una fine possibile. Mi interessa quel vuoto che non può essere accettato del tutto, ma che continua a esistere come una mancanza che respira. Ogni immagine nasce in questo spazio fragile, dove il desiderio di trattenere qualcosa si intreccia con la necessità di lasciarla andare. Forse è proprio in questa ambiguità che si manifesta la possibilità di vedere, di sentire, di riconoscere che anche l’assenza ha un corpo, un peso, una luce che non smette di tornare”.
Queste le parole che ha condiviso Ala con me quando abbiamo affrontato il suo universo. Ma facciamo un passo indietro. La storia narrata dall’artista nasce dall’esigenza di entrare in relazione con il mondo attraverso un contatto diretto, riconoscendone la natura mutevole e indifferente alle regole imposte dall’essere umano. Dopo un periodo trascorso dietro l’obiettivo e nella camera oscura, inizia a esplorare, con tempi e mezzi diversi, l’elemento naturale, le rovine dell’ambiente urbano e gli interni della propria vita. Da alcuni anni, uno scanner 2D portatile accompagna i suoi passi, catturando – seppur imperfettamente – tutti quegli elementi da cui il suo sguardo viene attratto. Corolle e rami, radici e marmi, tessuti e pareti vengono impressi dalla macchina tramite il gesto della mano, che accarezza, raccoglie e conserva.

Ala d’Amico, Entre chien et loup, 2025.
Exhibition View, MAGAZZINO, Rome.
L’artista è ben consapevole che il tridimensionale digitalizzato, rivelandosi al suo occhio solo in un secondo istante, sarà sempre imprevedibile nel risultato. Ad ogni apertura dei file, Ala si trova dinnanzi a forme alterate, stravolte, che, nel momento di manipolazione serigrafica, esaspera ulteriormente attraverso un’attenta e paziente lavorazione di inchiostri, grafite, polvere d’argento, carboncino, gesso. Le immagini si caricano di spessore, si rompono, si aprono, si sdoppiano, senza che vi sia (troppa) possibilità di prevedere i passaggi dei materiali, i percorsi dei colori, le reazioni tra elementi e le pause in cui si fissano. Assumono consistenze che richiamano velluti, sete, pietre, ambigue tanto nella loro presenza tattile quanto in quella riflessa. Ogni stampa è un gesto coreografico composto da frammenti che evocano l’antinomia di un’assenza.

Ala d’Amico, Entre chien et loup, 2025.
Exhibition View, MAGAZZINO, Rome.
Photo: Simon d’Exéa
Le serigrafie di cui è composta la mostra Entre chien et loup sono malinconiche presenze-fantasma, misteriose e sfuggenti, stampate sul legno tramite vuoti, ombre, tracce, sovrapposizioni, sfocature, trasparenze, corpi incompleti. Sono la trasposizione del disorientamento della trasformazione in un processo che riflette il funzionamento della memoria, di cui l’oblio è parte integrante. Restituendo quell’istante fugace della giornata definita crepuscolo, l’artista ci conduce in un viaggio percettivo alla scoperta della nostra stessa visione. Ogni immagine si rivela come dettaglio, come traccia di ciò che la nostra fantasia proietta. Dalle sagome ancora riconoscibili, seppure mutate dalla luce blu del crepuscolo, a quelle via via più inquietanti che si definiscono con l’avanzare delle tenebre, ciò che inizialmente appariva rassicurante nella sua leggibilità si dissolve lentamente, scivolando fino a occupare un posto nelle stratificazioni più profonde del nostro pensiero. Lo sguardo sospeso indugia su ciò che non esiste più senza tuttavia riuscire a trattenerlo del tutto. Non più addomesticato dalla nostra conoscenza, esso è mutato in altro, diventato selvatico. Dopo un primo ingresso nella dimensione della transizione ambivalente e indefinita, al confine tra il noto e l’ignoto, con il passare del tempo emergono metaforicamente le ombre scure e inafferrabili del “lupo”, simbolo dell’incontrollabile, dell’imprevedibile, dell’indomabile che suscita timore. Cristallizzato dalle immagini prodotte dall’artista, quel momento sospeso della giornata — segnato da luci fievoli, ombre sfumate e una graduale indistinzione tra la memoria inconscia e ancestrale – apre un intervallo in cui la percezione diventa più sensibile, sfumata, nel quale l’anima si rende propensa ad accogliere i ricordi, perduti, ambigui, sfuggenti.
La materia colta e restituita da Ala non è un gioco di magia, ma un fine lavoro di dialogo con i nostri sensi che nella dissonanza riescono a ritrovare un contatto più profondo con loro stessi. Un passaggio delicato di consegne, intime e inattese, sorprendenti o conturbanti, per chi tende la mano e apre lo sguardo al mondo per accoglierlo, tanto nella sua presenza, quanto nel riverbero della sua assenza.
