Harichase. This Is the Right Moment

by Jacopo De Blasio

Critical text for the one-day exhibition This Is the Right Moment by Harichase, curated by Beatrice Spizzichino. Gruppo A5, Rome, 21 March 2026.
[This text is in Italian]

Harichase, This Is the Right Moment, 2026.
Exhibition View at Gruppo A5, Rome. Courtesy the artist.

“Qui e ora”. Il presente non si offre come evidenza, come condizione fragile. Il fluire del tempo condiziona gesti e azioni, mentre una pluralità continua di stimoli disperde l’attenzione, rendendo instabile l’esperienza della presenza. Certo, la consapevolezza dell’effimero è un fardello che grava sul bisogno di lasciare almeno una traccia tangibile del proprio passaggio. Ma questi segni impressi con ostinazione esistono mentre accadono, consumandosi nel momento stesso in cui il corpo incontra lo spazio e il linguaggio diventa movimento. La distanza tra pensiero e azione viene allora colmata dall’esperienza. E il risultato passa in secondo piano. Perché ciò che conta davvero è fare, non avere fatto.
Quella di Harichase si potrebbe definire come una ricerca incentrata sulla volontà di presenza. Le opere realizzate dall’artista insistono sulla performatività del writing, quale inclinazione insita nell’illegalità dell’atto, soffermandosi sul processo, piuttosto che sull’esito di questa pratica conflittuale. Dopo tutto, i graffiti restituiscono un paradosso quanto mai contemporaneo, considerato che la scelta di preservare l’anonimato dietro il nome utilizzato in strada o altrove riafferma il diritto collettivo all’opacità, per mezzo delle stesse pratiche adottate dalle strutture di potere che i graffiti stessi contestano. Ogni tag urla la presenza di un’identità sottratta, pervasiva e mimetica, così come l’esercizio dell’autorità risulta più efficace proprio in penombra, rendendosi manifesto ma inafferrabile allo sguardo di chi viene osservato e controllato. Ma guardando ai movimenti sociali e alle pratiche di dissenso, la perdita della propria singolarità nella massa rafforza quella coesione necessaria per opporsi all’ordine costituito. E anche Harichase decide di non rivelare la propria identità, mostrando come l’anonimato possa accentuare, accorciare o annullare del tutto le distanze sociali.

Harichase, This Is the Right Moment, 2026.
Exhibition View at Gruppo A5, Rome. Courtesy the artist.

L’attenzione dell’artista, però, ricade più che altro sull’azione, mettendo in pratica una rilettura performativa del graffitismo come tecnica, attraverso opere che – altro interessante paradosso – il più delle volte non sono performance, ma il lascito fisico e visuale di gesti reiterati. Le opere di Harichase sono frammenti astratti di una memoria condivisa, punti fermi di una mappa concettuale necessaria a posizionarsi nel tempo e nello spazio. Nella ricerca dell’artista, infatti, lo scenario è tutt’altro che marginale. Il contorno e il contesto di riferimento sono elementi imprescindibili nella determinazione dell’opera stessa. Un determinato pezzo è così proprio perché è stato realizzato lì e in quel momento. Eppure, l’ambiente può costituire il tutto, con dettagli apparentemente marginali posti in primo piano. Allo stesso modo, momenti forse secondari nel racconto dell’intervento pittorico diventano centrali. Passi, gocce di rugiada, foglie, sassi, intermittenze rivelano tutta la complessità di un’esperienza che l’artista non può e non vuole ridurre al solo appagamento estetico che, in ogni caso, restituisce a sua volta una decisionalità forse istintiva, ma non per questo casuale o di poco conto.
Tuttavia, le opere di Harichase ripensano la narrazione del writing, rifuggendo dall’esasperazione del pericolo e dell’esposizione concitata. L’intenzione dietro una scritta realizzata sopra un muro, un cartellone o su treno diventa più significativa del prodotto da mostrare o da raccontare a un pubblico, più o meno distratto, di passanti o di appassionati. E se il rischio derivante dall’azione è spesso e volentieri un fattore determinante nell’interesse suscitato da un singolo pezzo, nell’eterogenea produzione dell’artista i graffiti assumono un’inedita accezione riflessiva, quasi meditativa. Salvo rare eccezioni, non c’è frenesia nella restituzione visuale di momenti vissuti a pieno e consapevolmente. A volte, una latente tendenza distruttiva affiora nei lavori di Harichase, mostrando un bisogno di libertà non del tutto soddisfatto. Ma questa pulsione sembra confluire nell’attenta realizzazione di un memoriale composito e antimonumentale della caducità. Per tutto questo, si potrebbe dire che l’intento di Harichase è di essere presente, nel qui e ora, inserendosi tra le fratture della contemporaneità, per dare forma a una tensione ancora, e forse per sempre, irrisolta.

Jacopo De Blasio (Rome, 1993) is a contemporary art historian, doctoral student in Visual Culture, and hardcore punk guitarist. Author of Arte autodistruttiva. Per un’estetica della repulsione (Postmedia Books, 2024), he works as a librarian and is involved in school-to-work art training programs. He also writes for several art magazines, and he deals with self-destruction, postcolonial studies and decoloniality, new media and sound expressions.